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lunedì 2 settembre 2013

I laghi del Ducato di Bracciano

Nel complesso vulcanico dei monti Sabatini si conservano, oggi, tre laghi di diversa grandezza: di Bracciano, di Martignano e di Monterosi.
In passato, tuttavia, il territorio era ancora più ricco di specchi d'acqua, tanto da essere ribattezzata dal poeta latino Silio Italiaco (I sec. d.C.) Sabatia Stagna, mentre per l'età feudale si ricorda la presenza di cinque laghi d'acqua viva, ed altre zone paludose.

Mappa del ducato di Bracciano di Jacomo Oddi (partim)
I laghi che oggi non esistono più, tutti prosciugati tra il XVIII e il XIX sec., erano: Stracciacappe, Baccano, Lagusiello e Lagomorto. Oltre a questi laghi veri e propri esistevano anche delle zone paludose come Polline e Prato Capanna.

Laghi non più esistenti: 1. Lagusiello; 2. Stracciacappe; 3. Baccano; 4. Lagomorto

1. Lagusiello
Il Lagusiello, o Lagoscello era un piccolo lago esistente alle spalle del paese di Trevignano, formatosi per riempimento del cono di una delle bocche del vulcano Sabatino. E' stato prosciugano alla fine del XVIII dall'allora duca di Trevignano Domenico Grillo per ridurre il suo letto a coltura. Il sito, che pggi è considerato monumento naturale, merita una visita, perché al suo interno si percepisce, contemporaneamente, la suggestione di camminare sul fondale di un lago e nella bocca di un vulcano.

L'alveo del Lagusiello
Padre Bondi da Fiumalbo ci ha lasciato un'interessante memoria del Lagusiello:
Non riuscì tanto difficile il suo prosciugamento, poiché rinvenuto l'ingresso del cunicolo, che già erasi scavato anticamente, per ottenere un eguale intento, o piuttosto in tempo che si costruiva il Trajano, a cui è di assai superiore, sulla fiducia che l'originale di quel piccolo lago derivasse da sorgenti perenni per poi riunirle all'acquedotto medesimo; se pure non fosse ciò eseguito ancora sotto Paolo V Borghese, quando fu posto mano al famoso ristauro dello stesso Trajano, non riuscì dissi tanto difficile quel lavoro, perché riconosciuto perfettamente l'antico andamento di quel cunicolo, che dai Trevignanesi era detto, come lo è pur ora il Lucernajo o Sboccatore del Lagoscello. L'acqua ivi esistente, e non più alta di circa due canne incominciava a scorrere mediante l'abbassamente, che i veniva facendo all'imboccatura, e che ridotto sino al piano dove posavano le acque fu perfettamente ridotto a nuova coltura, la quale tuttavia si conserva mediante la fossa di circonvallazione, ed altre inferiori, che sboccano nella forma più larga, ossia maestra, situata nel mezzo per richiamare lo scolo degli adiacenti colli, che vanno a versar l'acqua piovana in quella gran conca o bacino. Sebbene la spesa impiegata nel prosciugamento suddetto portasse qualche somma e non piccola, fu però questa doppiamente compensata con immense some di ottime Tinche, che vi furono raccolte, e che diedere l'essere alla persona a cui il prefato Sig. Duca avea tutta affidata quell'operazione, e concessa del pari gratuitamente, qualunque fosse stata la quantità del pesce che si sarebbe rinvenuto, oltre il godimento per quattro anni del terreno, senza pagarne imposta alcuna.

2. Stracciacappe
Noto anticamente con il toponimo prediale di lacus Papyrianus (diventato Paparanus nel X sec.) il lago di Stracciacappe deve il suo attuale nome alla presenza, sulla sponda settentrionale, della torre di Stirpa Cappe (XII sec.), il cui nome si è successivamente corrotto in Stracciacappe.


L'alveo del lago di Stracciacappe
La torre, unico elemento architettonico conservatosi del castellare e borgo di Stirpe Cappe, si erigeva in posizione strategica per controllare il transito sulla via Cassia. La vita del piccolo feudo è breve: nella seconda metà del Trecento fu abbandonato dalla popolazione e si ridusse a semplice tenuta. Nel 1604 viene acquistata dal duca di Bracciano, che la rivende ai Giustiniani nel secolo successivo: in tutti questi passaggi il lago segue il destino del feudo, di cui era pertinenza.

Il lago aveva un diametro di circa 1.200 m, e, essando privo di sorgenti e affluenti, era di modesta profondità (che variava durante l'anno, in base alle piogge): nonostante ciò risulta che le sue acque fossero molto pescose.

Nel 1828 papa Leone XII, per meglio alimentare le mole a grano del Gianicolo, spinte dalla forza idraulica incondottata a Roma attraverso l'Acquedotto Paolo, le quali, durante la stagione estiva, non ricevevano sufficiente energia, pensò di ricorrere alle acque dei laghi di Martignano e Stracciacappe. Furono così costruiti una serie di condotti che rovesciavano le acque del lago di Stracciacappe in quello di Martignano, e da quest'ultimo direttamente nell'acquedotto paolino: il risultato fu quello di abbassare la profondità di entrambi, riducendo il minore ad una palude, che fu poi, nel corso del secolo seguente, completamente prosciugata.

3. Baccano
Il lago di Baccano è stato il primo dei laghi del territorio ad essere stato prosciugato, nel 1715, per iniziativa del principe Augusto Chigi. Il prosciugamento avvenne per mezzo di un "fosso profondo", noto con il nome di "Varca" o "Valca", che
attraversando la strada maestra detta la Via Cassia presso Baccano suddetto, dopo un corso di circa venti miglia si scarica nel Tevere vicino a Prima Porta.
Pianta del lago di Baccano fatta elevare dal principe Agostino Chigi
Il lago era sicuramente esistente già in età romana, come dimostra il percorso dell'antica via Cassia, che, pur correndo rettilineo fino alla località di Baccano, qui compieva una traiettoria parabolica, necessaria per superare l'ostacolo d'acqua: ancora nel '700, benché impaludato, lo specchio d'acqua continuava a costeggiare la strada romana.

4. Lagomorto


L'alveo del Lagomorto
Lago Morto, il più piccolo tra i laghi scomparsi, occupava uno dei crateri del vulcano Sabatino, sito nell'attuale frazione di Vigna di Valle. Il nome suggerisce che il lago fosse poco profondo ("morto", nella toponomastica, è un aggettivo spesso associato a zone paludose) e che, specie nella stagione secca, tendesse a scomparire. Con Lago morto si indicava anche una delle contrade del territorio di Bracciano soggette alla rotazione agraria della quarteria, che dalla presenza dello specchio d'acqua prendeva il nome.

Lago Morto in una vecchia carta IGM di inizio XX sec. (partim)
Il lago si trovava ai margini del territorio di Bracciano, verso anguillara, adiacente alla vecchia strada romana che portava a Roma: il Lago Morto era il primo elemento topografico che appariva ai viaggiatori provenienti da Roma, lasciata l'osteria delle Crocicchie, e segnalava l'ingresso nel territorio di Bracciano. A seconda delle epoche e delle stagioni il Lago Morto, che i viaggiatori incontravano, all'improvviso, sulla sinistra del loro percorso, si presentava di volta in volta come un lago, una palude ("a small pestilential lake"), un "piccolo cratere", un "piccolo prato così verde di rigogliosa erba" o un campo messo a coltura. Qui, il 16 giugno 1669, i rappresentanti della Comunità di Bracciano incontrarono le prime monache del convento della Visitazione:
le venerabili madri... furono ricevute con gentili parole e accolte in un luogo detto in volgare Lago Morto da venti cittadini di illustre famiglia esquestre

Il Lago Morto in una mappa del 1857 (partim)
Nel tempo il Lago Morto è stato prosciugato dall'uomo, per mezzo del fosso di Pratolungo, che era un naturale estuario del lago: trasformato in lavoreccio (ovvero in campo non recintato soggetto alla semina in turno di quarteria e alle servitù di pascolo) è segnato in catasto, con il nome di Le Sessanta rubbia, a favore del duca di Bracciano (che possedeva il lago). Il fondo, che, come dice il nome, misurava 60 rubbia (per la precisione 56, pari a circa 83 ha) era la più estesa dell'intero territorio.

La mansio Ad Novas segnata nella Tabula Peutingeriana

Nei pressi del Lago Morto, in età romana, sorgeva una mansio che la Tabula Peutingeriana riporta con il nome di Ad Novas: alcuni resti romani di pertinenza dell'antica stazione di sosta della via Clodia giacciono in prossimità di quella che era la sponda occidentale del lago.

Coordinate GPS per raggiungere i resti romani di Lagomorto

martedì 13 agosto 2013

Vicarello, frazione di Bracciano: un interessante borgo che fu un tempo tenuta imperiale

A 7 km da Bracciano, lungo la sponda settentrionale del lago, si arrampica su una collina il grazioso borgo di Vicarello, oggi compreso all'interno del Parco Naturale Regionale di Bracciano e Martignano.
il borgo di Vicarello
L'abbondanza e la qualità delle acque termali che qui sgorgavano hanno determinato che Vicarello fosse frequentato ininterrottamente fin da epoche remote: la località era infatti conosciuta e apprezzata dagli etruschi di età arcaica, come testimoniano le tombe e la stipe votiva ritrovata nell'area,e le monete greche ed etrusche risalenti al VII sec. a. C.
resti delle Acquae Apollinares Novae
In età romana Vicarello appartenne all'imperatore Marco Aurelio ed era noto come Vicus Aurelius. In questa fase vengono costruite le imponenti terme delle Acque Apollinares Novae, nel cui sito furono scoperti, nel 1852, i famosi vasi di Vicarello.
In epoca medioevale Vicarello divenne un castello, feudo della potente famiglia di Vico. Nel 1367 Vicarello risulta diruto e ridotto a semplice tenuta, la cui proprietà, dopo alcuni passaggi di mano tra il Monastero dei SS. Andrea e Gregorio al Celio, la famiglia degli Anguillara, e il Monastero di San Saba, viene stabilmente attribuita a quest'ultimo. Nel 1561 S. Saba e tutti i suoi beni vengono incorporati al S. Spirito in Sassia, e nel 1573 di nuovo scorporati e ceduti al Collegio Germanico, che cedono in enfiteusi Vicarello alla famiglia Orsini di Bracciano. Nel 1692, per un canone non pagato, il Collegio Germanicò rientrò nel pieno possesso di Vicarello, ove, nel 1737, costruì uno stabilmento termale, divenuto noto con il nome di Bagni di Vicarello.
tratto epigeo dell'Acquedotto Paolo presso Vicarello
Ai piedi della collina di Vicarello si conserva tutt'ora un imponente tratto epigeo dell'Acquedotto Paolo.

Come arrivare.
all'acquedotto

al borgo

alle terme
 

lunedì 12 agosto 2013

"Antica Pisciarelli" 9: la via Clodia

La via Clodia (affioramento lungo il sentiero che scende a S. Liberato), nona tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".
basolato della via Clodia
Qui per le informazioni.


Tappa precedente: cisterna romana delle Colonnacce
Tappa successiva: casale Pettinicchia

domenica 11 agosto 2013

"Antica Pisciarelli" 10: il casale Pettinicchia

Il casale Pettinicchia, decima tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".

Casale Pettinicchia

Casale Pettinicchia è uno dei tanti casali abbandonati nascosti tra i boschi di Pisciarelli.

Casale Pettinicchia

La sua fondazione risale a non più tardi degli inizi dell'800: è infatti segnato nel catasto Gregoriano come "Casa di proprio uso" e intestato ad un certo Carlo Cencelli. Agli inizi del secolo successivo risulta inglobato nel patrimonio degli Odescalchi, ma in stato di abbandono: nel volume Relazione sui miglioramenti apportati nel Ducato di Bracciano da S. A. il Principe Don Baldassarre Odescalchi edito da Strabioli nel 1906 si accenna ad un progetto di ristrutturazione.



Casale Pettinicchia in una carta dello Stato Maggiore antecedente al 1894

Alcune tracce di ingentilimento nella struttura lasciano ipotizzare che il casale, non fosse destinato unicamente ai coloni e alle attività agricole, ma anche come casotto di caccia del principe (funzione compatibile anche con la sua ubicazione a ridosso della selva).

Tracce di ingentilimento

Il casale poggia sopra una falda acquifera sfruttata per l'acquedotto Paolo: in un angolo della cantina, si rinviene un modesto scavo che serviva, forse, ad intercettare la falda e a creare un piccolo pozzetto.

Casale Pettinicchia (cantina)

La sorgente delle 25 vene, così designata "perché in essa unisconsi 25 sorgenti", è il terzo punto di alimentazione dell'Acquedotto Paolo. Il bottino si trova pochi metri più in basso del casale Pettinicchia.

Bottino della sorgente delle 25 vene (interno)

Attraverso un'apertura provocata dal tempo è stato possibile fotografare l'interno: si nota la presenza d'acqua e di alcune aperture triangolari che servono alla captazione della stessa.



Tappa precedente: via Clodia
Tappa successiva: bottino della sorgente delle Venticinque vene

"Antica Pisciarelli" 5: la via "Clodia"

La via Clodia (affioramento presso le Colonnacce), quinta tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".
basolato originale della via Clodia
La via Clodia è un'antica strada romana che collegava Roma con Saturnia. La data di fondazione non è nota, così come è sconosciuto il nome del magistrato che si occupò della sua edificazione, tuttavia al 225 a.C. risultava già esistente.
Costruita tra due importanti vie di origine militare (Aurelia e Cassia), la via Clodia nasce per esigenze commerciali: il suo tracciato, pertanto, non risponde brutalmente a criteri geometrici, ma insegue la posizione di varie colonie in terra etrusca.
Il percorso della via Clodia secondo la Tabula Peutingeriana
Lungo il percorso sono sorte nel tempo varie mansiones (stazioni di sosta e commercio gestite dal governo centrale), la più importante delle quali era Forum Clodii (in quanto portava il nome della strada), localizzata presso S. Liberato di Bracciano, ai margini dell'attuale territorio di Pisciarelli.
Ricostruzione del tracciato della via Clodia nel territorio di Pisciarelli
Tra S. Liberato e Pisciarelli la via Clodia affiora in almeno 4 punti, di cui tre afferenti alla strada principale e uno, un ponte d'età romana, appartenente ad un diverticolo.

Come arrivare.
Dal parcheggio in zona archi di Boccalupo, prendere il sentiero sterrato che nasce tra due cancelli privati e proseguire sempre dritto, ignorando tutti gli incroci, fino alla sommità del colle, nel punto in cui troverete un crocevia e, sulla sinistra, il cancello della rete che avrete nel frattempo costeggiato. Attraversate il cancello e procedete lungo la strada, tenendo la sinistra. I basoli della via Clodia vi appariranno davanti agli occhi subito dopo aver superato, tirando dritto, una diramazione del sentiero.


Tappa precedente: fonte dell'Acqua Praecilia
Tappa successiva: cisterna romana delle Colonnacce

"Antica Pisciarelli" 13: grotta "Renara"

Grotta Renara, sedicesima tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".

ingresso di grotta Renara

La grotta, composta di due ambienti principali, risulta abitata nel Neolitico. In età imperiale è stata utilizzata, come ambiente ipogeo, dai cristiani. Nel passato più recente è stata adibita a ricovero per gli animali.

Come arrivare.
Da P14 risalire via di S. Liberato fino al secondo sentiero sulla sinistra: imboccatelo e procedete fino a trovare la grotta, che apparirà sulla destra.
Venendo dagli archi di Boccalupo proseguire  lungo il sentiero che costeggia il fosso di Boccalupo fino al bivio antistante l'arco di grotta Renara e prendere il sentiero a sinistra: dopo pochi metri, sulla sinistra, apparirà l'ingresso di grotta Renara.


Tappa precedente: arco di grotta Renara
Tappa successiva: Fontanile delle due cavole e via Clodia

"Antica Pisciarelli" 16: bottino e fontanile del "Micciaro"

Il fontanile e il bottino del Micciaro, diciannovesima tappa del percorso di archonatura "Antica Pisciarelli".
bottino del Micciaro
Si tratta di una struttura preesistente all'Acquedotto Paolo, successivamente restaurata da Paolo V e incorporata nella sua opera di ingegneria idraulica.
Il nome Micciaro deriva da miccia, termine toscano con cui si indicano gli asini, e, in particolare, le femmine della specie: in questo punto, infatti, erano soliti sostare i villici che, a dorso d'asino, si incamminavano verso le terre a nord di Bracciano. L'origine toscana del termine si spiega con il popolamento, storicamente documento, di Pisciarelli (e della vicina Manziana) da parte di capannari provenienti dalla Maremma e dal Senese. Il flusso di toscani verso il Lazio ha raggiunto il picco a metà del '500, in seguito alla sconfitta e annessione di Siena per opera del duca di Firenze Cosimo I de' Medici (poi Granduca di Toscana): comunità di toscani, tuttavia, erano insediate nel territorio già dal medioevo.
bottino del Micciaro
Nel bottino del Micciaro si raccoglievano ben "39 vene ed un grosso capo di acqua acidula": ancora oggi chi ha la fortuna di poter assaggiare quest'acqua (ad es. gli ospiti di Borgo Paola), può riconoscerne il particolare sapore.

epigrafe posta sul bottino del Micciaro
Le ragguardevoli dimensioni del bottino, con una lunghezza pari a 60 palmi (circa 40 metri) e una profondità di circa 5 metri, ne facevano la struttura "più insigne tra quelle costrutte da Paolo V": per questo motivo sfoggia con orgoglio l'epigrafe del Papa "A. P.", trasformata poi, in epoca postunitaria, in "A. R." (Acqua Romana) scalpellando un trattino in più.

Come arrivare.
Fontanile e bottino si trovano ai due lati di via del Micciaro (adiacenti la strada), davanti all'ingreso di Borgo Paola, nel tratto asfaltato. Il bottino si trova in salita, dietro una recinzione.

lunedì 5 agosto 2013

"Antica Pisciarelli" 4: la fonte dell'Acqua Praecilia

Fonte dell'Acqua Praecilia, quarta tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".

Fontanile dell'Acqua Praecilia
L'Acqua Praecilia, che oggi sgorga in un anonimo fontanile, è stata apprezzata per le sue proprietà curative dal tempo dei romani (e probabilmente anche prima) fino ad epoche più recenti, quando è stata fatta oggetto di commercio organizzato (dal 1909 al 1915). L'acqua, che sgorga limpida e incolore, è classificata come mediominerale fredda, e le sono riconosciute proprietà diuretiche.

Pubblicità dell'Acqua Praecilia del 1911

Con la costruzione dell'acquedotto Paolo e del suo bottino del Belluccio, le acque furono incondottate verso Roma. Soltanto una parte di esse, da allora, viene restituita al territorio attraverso l'attuale fontanile, ancora oggi alimentato dalla costruzione paolina.

La fonte dell'Acqua Praecilia

I meno giovani ricordano ancora l'usanza, durante le loro passeggiate nei boschi di Pisciarelli, di fermarsi alla fonte dell'Acqua Praecilia per bagnare il pane secco e preparare una gustosa merenda a base di panzanella.

Come arrivare.
Giunti in prossimità del bottino del Belluccio basterà scendere qualche altro metro e cercare oltre il canneto.


Tappa precedente: bottino del Belluccio
Tappa successiva: via Clodia

giovedì 25 luglio 2013

"Antica Pisciarelli" 12: l'arco di Grotta Renara

Arco di Grotta Renara, quindicesima tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".

Acquedotto Paolo: arco di grotta Renara
Il manufatto (inizi del '600), facente parte dell'acquedotto Paolo (che serviva il quartiere di Trastevere a Roma e le fontane di piazza S. Pietro), permetteva ai condotti di superare una seconda volta il fosso di Boccalupo.

Acquedotto Paolo: arco di grotta Renara
L'arco prende il nome da una grotta sita poco distante. 
Sulla fonte dell'arco è ancora possibile leggere l'iscrizione ACQUA / PAULA.

Acquedotto Paolo: arco di grotta Renara

Da una fessura praticata nell'arco è possibile verificare come il condotto trasporti acqua ancora oggi.

Come arrivare.
Risalire per breve tratto la strada di S. Liberato, al P14, quindi svoltare a sinistra al primo o al secondo sentiero. Nel punto in cui i due sentieri si incrociano, in prossimità del fosso di Boccalupo, cercare il coperchio di un tombino raso terra alla strada: alla sua altezza, guardando verso il fosso, cercare tra la vegetazione l'accesso alle sponde. Senza che in un primo istante ve ne accorgiate, sarete già sopra l'arco.
Venendo dagli archi di Boccalupo o da Borgo Paola, basterà discendere la strada comunale in terra battuta, costeggiando il fosso di Boccalupo nel senso di scorrimento delle acque, fino all'unico incrocio che incontrerete lungo il cammino: troverete l'arco sulla destra, nascosto tra la vegetazione.

Particolare di mappa del XVIII sec.

Tappa precedente: cascatelle di Pisciarelli
Tappa successiva: Grotta Renara

lunedì 22 luglio 2013

"Antica Pisciarelli" 6: le "Colonnacce"

Le Colonnacce, sesta tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".

Le "Colonnacce"
Misteriose e magiche appaiono le Colonnacce al viandante in transito lungo il sentiero che collega la Fiora con il poggio di grotta Renara: lo stupore è tanto più forte quanto il monumento coglie di sorpresa, per esser, oltre che coperto di vegetazione, ad un livello più basso del piano stradale, così che l'occhio si accorge delle colonne soltanto quando ormai si è giunti sul posto.

Una delle colonne
Il sito, decisamente inesplorabile, ma piacevolmente godibile dall'alto, è composto di tre ambienti rettangolari tagliati longitudinalmente da una fila di 16 colonne, resti di quella che fu una grande cisterna romana di età primo imperiale. La cisterna, posta sulla sommità del poggio di grotta Renara, era alimentata da uno dei bracci secondari dell'acquedotto Traiano, e serviva l'abitato di Forum Clodii, che si sviluppava lungo il fianco del monte digradante verso il lago, spazio oggi occupato, parzialmente, dal complesso di S. Liberato.


Dopo l'abbandono avvenuto nella tarda età romana, il sito fu nuovamente frequentato nel tardo medioevo, quando i resti della cisterna furono reimpiegati come base per l'erezione delle abitazioni dei capannari che frequentavano la zona: queste strutture sono ancora oggi visibili, ben innestate nella costruzione romana.

Colonnacce: muri medievali
Il sito delle Colonnacce fu visitato nella prima metà dell'800 da Antonio Nibby, che ce ne lascia una breve descrizione.
Uscendo da questa vigna [San Liberato] e proseguendo a salire pel sentiero, che segue l'andamento del diverticolo antico, dopo un mezzo miglio, sul ripiano del monte è l'avanzo di un sepolcro antico, e ad oriente di questo una gran cisterna quadrilunga, costrutta a sacco, con scaglie di selce, divisa in due grandi aule o corsie da tredici pilastri [in realtà sono 16], il che le fa dare dal volgo il nome di colonnacce, e che probabilmente servì per la villa di Mezia. Essa è lunga 180 piedi, larga 34 e verso occidente, dove il monte sfalda è sorretta da contrafforti. L'interno è suddiviso da muri e fabbricati moderni, anche essi in rovina.
Il giorno 21 giugno 2013 l'Associazione Contea Pisciarelli ha guidato l'archeologo Giuseppe Cordiano, professore dell'Università di Siena, e la sua squadra, sul sito delle Colonnacce, affinché potessero effettuare i rilievi della cisterna.
La squadra del prof. Cordiano al lavoro con i rilievi delle "Colonnacce"
Come arrivare.
Dal parcheggio in zona archi di Boccalupo, prendere il sentiero sterrato che nasce tra due cancelli privati e proseguire sempre dritto, ignorando tutti gli incroci, fino alla sommità del colle, nel punto in cui troverete un crocevia e, sulla sinistra, il cancello della rete che avrete nel frattempo costeggiato. Attraversate il cancello e procedete lungo la strada, tenendo la sinistra. Le Colonnacce vi appariranno dopo aver oltrepassato un affioramelanto della via Clodia, sul sinistra, una volta che sarete giunti sul luogo.


Tappa precedente: via Clodia
Tappa successiva: Acquedotto Traiano

domenica 21 luglio 2013

"Antica Pisciarelli" 10: arco del "Ciurlo"

Arco del Ciurlo, decima tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".

Arco del Ciurlo

Il suggestivo arco permette all'acquedotto Paolo di scavalcare un piccolo affluente del fosso di Boccalupo.

Arco del Ciurlo
"Ciurlo" è il nome con cui l'arco è indicato dagli anziani di Pisciarelli.

Pianta del Condotto dell'Acqua Paola alle sue sorgenti (particolare)

Come arrivare.
L'arco del Ciurlo si trova al confine meridionale della proprietà di Borgo Paola, sulla sponda destra del fosso di Boccalupo. Nei mesi di secca può essere raggiunto guadando il fosso di Boccalupo (le cui sponde, in questo punto, sono facilmente praticabili) e risalendo per breve tratto il piccolo affluente.
In alternativa si può cercare, nascosto tra la vegetazione, un piccolo ponte di cemento che attraversa il fosso di Boccalupo pochi metri più a valle: giunti sull'altra sponda sarà facile individuare l'arco del Ciurlo, che è posto sul bordo destro della piccola radura.

Arco del Ciurlo
Carica le coordinate GPS sul tuo smartphone:

GPS



Tappa precedente: sfiatatore dell'Acqua Paola.
Tappa successiva:  cascatelle di Pisciarelli.

"Antica Pisciarelli" 9: lo "sfiatatore" dell'Acquedotto Paolo

Lo "sfiatatore" dell'Acquedotto Paolo, dodicesima tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".
Sfiatatore dell'acquedotto Paolo
Gli acquedotti antichi, lungo i tratti ipogei, avevano bisogno di punti di areazione, per l'ossigenazione dell'acqua: gli sfiatatoi. Questi manufatti, dalla forma spesso ogivale, e completamente chiusi (l'areazione avveniva per traspirazione della calce), assolvevano al duplice scopo di areatori e di punti di segnalazione del percorso dell'acquedotto.
Lungo la via comunale in terra battuta che costeggia il fosso di Boccalupo è possibile scorgerne un bell'esemplare, ricoperto di muschio e edera.


Come arrivare.
Da Pisciarelli. Percorrere la strada comunale in terra battuta (che nasce dalla via Olmata Tre Cancelli dopo aver superato il fosso di Boccalupo) fino ad una salita lunga ma di modesta pendenza, iniziata la quale, sulla destra, si apre un sentiero in discesa: prenderlo. Al termine della discesa seguire la strada verso sinistra: inizierete a costeggiare il fosso di Boccalupo. Proseguire facendo attenzione, sulla sinistra, all'apparizione dello sfiatatore: il manufatto giace in prossimità del bordo della strada, ma può essere nascosto dalla vegetazione.
Da S. Liberato. Partendo dall'arco di grotta Renara proseguire lungo la strada in terra battuta che costeggia il fosso di Boccalupo, in direzione contraria al corso delle acque. Il manufatto apparirà sul ciglio destro della strada, dopo che una scarpata piena di vegetazione avrà sostituito la parete di arenaria.
Da Borgo Paola. I clienti di Borgo Paola godono di un accesso privilegiato: superato il ponte del Pettinicchio, al quale si accede direttamente dal confine della proprietà, basterà percorrere il breve sentiero che porta alla strada comunale in terra battuta, quindi svoltare a sinistra e percorrere altro metro, scrutando il lato destro della strada.


Tappa precedente: bottino delle 25 vene
Tappa successiva: arco del Ciurlo