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martedì 7 gennaio 2014

Villa Flavia - Villa Caprari

Villa Flavia, un'area oggi disabitata e assorbita dai boschi a nord della frazione Pisciarelli di Bracciano, prende il nome dal cardinale Flavio Orsini, che nel Cinquecento la elesse a sito di erezione della sua villa di "delizie". Prima di allora questa contrada prendeva il nome di Bonaventura, "interessantissimo ricordo dei Venturini" (G. Tomassetti), famiglia che nei secoli XII-XIV aveva dominato sulla costa tirrenica tra Ceri e Santa Marinella, e in alcune aree dell'entroterra come Rocca Romana (da cui il nome), Manziana e Bracciano: è poco noto ma il ramo Venturini della famiglia (ipocoristico di Bonaventura, il capostipite), probabilmente attraverso la contrazione di matrimoni con i veri dominatori della Tuscia, i Prefetti di Vico, riuscirono ad innestarsi anche nel territorio braccianese, nell'area di Pisciarelli, ove tutt'oggi sopravvive la loro memoria nel vecchio casale detto Villa Bonaventura, in località Poggio.
Villa Flavia
I Venturini mantennero il possesso di questa zona fino all'arrivo degli Orsini, che vollero unificare il feudo ricevuto in vicariato da Martino V: l'ultimo esponente del ramo braccianese della famiglia, il possente Buccio Nigro, vendette la sua quota nel 1428.
La villa di delizie fatta erigere dal cardinale Orsini ebbe vita breve: già con gli ultimi esponenti della famiglia sembra che abbia perso la sua funzione ricreativa, e, all'arrivo degli Odescalchi, era già ridotta a casa colonica, al pari delle altre strutture che qui esistevano.
Molti degli edifici che facevano parte di quest'area si conservano ancora oggi, sotto forma di ruderi: uno di questi è villa Caprari, un casaletto di due piani posto al centro di un'area produttiva parte seminativa, parte vignata.
Villa Caprari
Villa Caprari, ambiente segreto

Villa Caprari, scale esterne

lunedì 12 agosto 2013

"Antica Pisciarelli" 9: la via Clodia

La via Clodia (affioramento lungo il sentiero che scende a S. Liberato), nona tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".
basolato della via Clodia
Qui per le informazioni.


Tappa precedente: cisterna romana delle Colonnacce
Tappa successiva: casale Pettinicchia

domenica 11 agosto 2013

"Antica Pisciarelli" 10: il casale Pettinicchia

Il casale Pettinicchia, decima tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".

Casale Pettinicchia

Casale Pettinicchia è uno dei tanti casali abbandonati nascosti tra i boschi di Pisciarelli.

Casale Pettinicchia

La sua fondazione risale a non più tardi degli inizi dell'800: è infatti segnato nel catasto Gregoriano come "Casa di proprio uso" e intestato ad un certo Carlo Cencelli. Agli inizi del secolo successivo risulta inglobato nel patrimonio degli Odescalchi, ma in stato di abbandono: nel volume Relazione sui miglioramenti apportati nel Ducato di Bracciano da S. A. il Principe Don Baldassarre Odescalchi edito da Strabioli nel 1906 si accenna ad un progetto di ristrutturazione.



Casale Pettinicchia in una carta dello Stato Maggiore antecedente al 1894

Alcune tracce di ingentilimento nella struttura lasciano ipotizzare che il casale, non fosse destinato unicamente ai coloni e alle attività agricole, ma anche come casotto di caccia del principe (funzione compatibile anche con la sua ubicazione a ridosso della selva).

Tracce di ingentilimento

Il casale poggia sopra una falda acquifera sfruttata per l'acquedotto Paolo: in un angolo della cantina, si rinviene un modesto scavo che serviva, forse, ad intercettare la falda e a creare un piccolo pozzetto.

Casale Pettinicchia (cantina)

La sorgente delle 25 vene, così designata "perché in essa unisconsi 25 sorgenti", è il terzo punto di alimentazione dell'Acquedotto Paolo. Il bottino si trova pochi metri più in basso del casale Pettinicchia.

Bottino della sorgente delle 25 vene (interno)

Attraverso un'apertura provocata dal tempo è stato possibile fotografare l'interno: si nota la presenza d'acqua e di alcune aperture triangolari che servono alla captazione della stessa.



Tappa precedente: via Clodia
Tappa successiva: bottino della sorgente delle Venticinque vene

"Antica Pisciarelli" 5: la via "Clodia"

La via Clodia (affioramento presso le Colonnacce), quinta tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".
basolato originale della via Clodia
La via Clodia è un'antica strada romana che collegava Roma con Saturnia. La data di fondazione non è nota, così come è sconosciuto il nome del magistrato che si occupò della sua edificazione, tuttavia al 225 a.C. risultava già esistente.
Costruita tra due importanti vie di origine militare (Aurelia e Cassia), la via Clodia nasce per esigenze commerciali: il suo tracciato, pertanto, non risponde brutalmente a criteri geometrici, ma insegue la posizione di varie colonie in terra etrusca.
Il percorso della via Clodia secondo la Tabula Peutingeriana
Lungo il percorso sono sorte nel tempo varie mansiones (stazioni di sosta e commercio gestite dal governo centrale), la più importante delle quali era Forum Clodii (in quanto portava il nome della strada), localizzata presso S. Liberato di Bracciano, ai margini dell'attuale territorio di Pisciarelli.
Ricostruzione del tracciato della via Clodia nel territorio di Pisciarelli
Tra S. Liberato e Pisciarelli la via Clodia affiora in almeno 4 punti, di cui tre afferenti alla strada principale e uno, un ponte d'età romana, appartenente ad un diverticolo.

Come arrivare.
Dal parcheggio in zona archi di Boccalupo, prendere il sentiero sterrato che nasce tra due cancelli privati e proseguire sempre dritto, ignorando tutti gli incroci, fino alla sommità del colle, nel punto in cui troverete un crocevia e, sulla sinistra, il cancello della rete che avrete nel frattempo costeggiato. Attraversate il cancello e procedete lungo la strada, tenendo la sinistra. I basoli della via Clodia vi appariranno davanti agli occhi subito dopo aver superato, tirando dritto, una diramazione del sentiero.


Tappa precedente: fonte dell'Acqua Praecilia
Tappa successiva: cisterna romana delle Colonnacce

"Antica Pisciarelli" 13: grotta "Renara"

Grotta Renara, sedicesima tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".

ingresso di grotta Renara

La grotta, composta di due ambienti principali, risulta abitata nel Neolitico. In età imperiale è stata utilizzata, come ambiente ipogeo, dai cristiani. Nel passato più recente è stata adibita a ricovero per gli animali.

Come arrivare.
Da P14 risalire via di S. Liberato fino al secondo sentiero sulla sinistra: imboccatelo e procedete fino a trovare la grotta, che apparirà sulla destra.
Venendo dagli archi di Boccalupo proseguire  lungo il sentiero che costeggia il fosso di Boccalupo fino al bivio antistante l'arco di grotta Renara e prendere il sentiero a sinistra: dopo pochi metri, sulla sinistra, apparirà l'ingresso di grotta Renara.


Tappa precedente: arco di grotta Renara
Tappa successiva: Fontanile delle due cavole e via Clodia

"Antica Pisciarelli" 16: bottino e fontanile del "Micciaro"

Il fontanile e il bottino del Micciaro, diciannovesima tappa del percorso di archonatura "Antica Pisciarelli".
bottino del Micciaro
Si tratta di una struttura preesistente all'Acquedotto Paolo, successivamente restaurata da Paolo V e incorporata nella sua opera di ingegneria idraulica.
Il nome Micciaro deriva da miccia, termine toscano con cui si indicano gli asini, e, in particolare, le femmine della specie: in questo punto, infatti, erano soliti sostare i villici che, a dorso d'asino, si incamminavano verso le terre a nord di Bracciano. L'origine toscana del termine si spiega con il popolamento, storicamente documento, di Pisciarelli (e della vicina Manziana) da parte di capannari provenienti dalla Maremma e dal Senese. Il flusso di toscani verso il Lazio ha raggiunto il picco a metà del '500, in seguito alla sconfitta e annessione di Siena per opera del duca di Firenze Cosimo I de' Medici (poi Granduca di Toscana): comunità di toscani, tuttavia, erano insediate nel territorio già dal medioevo.
bottino del Micciaro
Nel bottino del Micciaro si raccoglievano ben "39 vene ed un grosso capo di acqua acidula": ancora oggi chi ha la fortuna di poter assaggiare quest'acqua (ad es. gli ospiti di Borgo Paola), può riconoscerne il particolare sapore.

epigrafe posta sul bottino del Micciaro
Le ragguardevoli dimensioni del bottino, con una lunghezza pari a 60 palmi (circa 40 metri) e una profondità di circa 5 metri, ne facevano la struttura "più insigne tra quelle costrutte da Paolo V": per questo motivo sfoggia con orgoglio l'epigrafe del Papa "A. P.", trasformata poi, in epoca postunitaria, in "A. R." (Acqua Romana) scalpellando un trattino in più.

Come arrivare.
Fontanile e bottino si trovano ai due lati di via del Micciaro (adiacenti la strada), davanti all'ingreso di Borgo Paola, nel tratto asfaltato. Il bottino si trova in salita, dietro una recinzione.

lunedì 5 agosto 2013

"Antica Pisciarelli" 4: la fonte dell'Acqua Praecilia

Fonte dell'Acqua Praecilia, quarta tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".

Fontanile dell'Acqua Praecilia
L'Acqua Praecilia, che oggi sgorga in un anonimo fontanile, è stata apprezzata per le sue proprietà curative dal tempo dei romani (e probabilmente anche prima) fino ad epoche più recenti, quando è stata fatta oggetto di commercio organizzato (dal 1909 al 1915). L'acqua, che sgorga limpida e incolore, è classificata come mediominerale fredda, e le sono riconosciute proprietà diuretiche.

Pubblicità dell'Acqua Praecilia del 1911

Con la costruzione dell'acquedotto Paolo e del suo bottino del Belluccio, le acque furono incondottate verso Roma. Soltanto una parte di esse, da allora, viene restituita al territorio attraverso l'attuale fontanile, ancora oggi alimentato dalla costruzione paolina.

La fonte dell'Acqua Praecilia

I meno giovani ricordano ancora l'usanza, durante le loro passeggiate nei boschi di Pisciarelli, di fermarsi alla fonte dell'Acqua Praecilia per bagnare il pane secco e preparare una gustosa merenda a base di panzanella.

Come arrivare.
Giunti in prossimità del bottino del Belluccio basterà scendere qualche altro metro e cercare oltre il canneto.


Tappa precedente: bottino del Belluccio
Tappa successiva: via Clodia

giovedì 25 luglio 2013

"Antica Pisciarelli" 12: l'arco di Grotta Renara

Arco di Grotta Renara, quindicesima tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".

Acquedotto Paolo: arco di grotta Renara
Il manufatto (inizi del '600), facente parte dell'acquedotto Paolo (che serviva il quartiere di Trastevere a Roma e le fontane di piazza S. Pietro), permetteva ai condotti di superare una seconda volta il fosso di Boccalupo.

Acquedotto Paolo: arco di grotta Renara
L'arco prende il nome da una grotta sita poco distante. 
Sulla fonte dell'arco è ancora possibile leggere l'iscrizione ACQUA / PAULA.

Acquedotto Paolo: arco di grotta Renara

Da una fessura praticata nell'arco è possibile verificare come il condotto trasporti acqua ancora oggi.

Come arrivare.
Risalire per breve tratto la strada di S. Liberato, al P14, quindi svoltare a sinistra al primo o al secondo sentiero. Nel punto in cui i due sentieri si incrociano, in prossimità del fosso di Boccalupo, cercare il coperchio di un tombino raso terra alla strada: alla sua altezza, guardando verso il fosso, cercare tra la vegetazione l'accesso alle sponde. Senza che in un primo istante ve ne accorgiate, sarete già sopra l'arco.
Venendo dagli archi di Boccalupo o da Borgo Paola, basterà discendere la strada comunale in terra battuta, costeggiando il fosso di Boccalupo nel senso di scorrimento delle acque, fino all'unico incrocio che incontrerete lungo il cammino: troverete l'arco sulla destra, nascosto tra la vegetazione.

Particolare di mappa del XVIII sec.

Tappa precedente: cascatelle di Pisciarelli
Tappa successiva: Grotta Renara

lunedì 22 luglio 2013

"Antica Pisciarelli" 6: le "Colonnacce"

Le Colonnacce, sesta tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".

Le "Colonnacce"
Misteriose e magiche appaiono le Colonnacce al viandante in transito lungo il sentiero che collega la Fiora con il poggio di grotta Renara: lo stupore è tanto più forte quanto il monumento coglie di sorpresa, per esser, oltre che coperto di vegetazione, ad un livello più basso del piano stradale, così che l'occhio si accorge delle colonne soltanto quando ormai si è giunti sul posto.

Una delle colonne
Il sito, decisamente inesplorabile, ma piacevolmente godibile dall'alto, è composto di tre ambienti rettangolari tagliati longitudinalmente da una fila di 16 colonne, resti di quella che fu una grande cisterna romana di età primo imperiale. La cisterna, posta sulla sommità del poggio di grotta Renara, era alimentata da uno dei bracci secondari dell'acquedotto Traiano, e serviva l'abitato di Forum Clodii, che si sviluppava lungo il fianco del monte digradante verso il lago, spazio oggi occupato, parzialmente, dal complesso di S. Liberato.


Dopo l'abbandono avvenuto nella tarda età romana, il sito fu nuovamente frequentato nel tardo medioevo, quando i resti della cisterna furono reimpiegati come base per l'erezione delle abitazioni dei capannari che frequentavano la zona: queste strutture sono ancora oggi visibili, ben innestate nella costruzione romana.

Colonnacce: muri medievali
Il sito delle Colonnacce fu visitato nella prima metà dell'800 da Antonio Nibby, che ce ne lascia una breve descrizione.
Uscendo da questa vigna [San Liberato] e proseguendo a salire pel sentiero, che segue l'andamento del diverticolo antico, dopo un mezzo miglio, sul ripiano del monte è l'avanzo di un sepolcro antico, e ad oriente di questo una gran cisterna quadrilunga, costrutta a sacco, con scaglie di selce, divisa in due grandi aule o corsie da tredici pilastri [in realtà sono 16], il che le fa dare dal volgo il nome di colonnacce, e che probabilmente servì per la villa di Mezia. Essa è lunga 180 piedi, larga 34 e verso occidente, dove il monte sfalda è sorretta da contrafforti. L'interno è suddiviso da muri e fabbricati moderni, anche essi in rovina.
Il giorno 21 giugno 2013 l'Associazione Contea Pisciarelli ha guidato l'archeologo Giuseppe Cordiano, professore dell'Università di Siena, e la sua squadra, sul sito delle Colonnacce, affinché potessero effettuare i rilievi della cisterna.
La squadra del prof. Cordiano al lavoro con i rilievi delle "Colonnacce"
Come arrivare.
Dal parcheggio in zona archi di Boccalupo, prendere il sentiero sterrato che nasce tra due cancelli privati e proseguire sempre dritto, ignorando tutti gli incroci, fino alla sommità del colle, nel punto in cui troverete un crocevia e, sulla sinistra, il cancello della rete che avrete nel frattempo costeggiato. Attraversate il cancello e procedete lungo la strada, tenendo la sinistra. Le Colonnacce vi appariranno dopo aver oltrepassato un affioramelanto della via Clodia, sul sinistra, una volta che sarete giunti sul luogo.


Tappa precedente: via Clodia
Tappa successiva: Acquedotto Traiano

domenica 21 luglio 2013

"Antica Pisciarelli" 10: arco del "Ciurlo"

Arco del Ciurlo, decima tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".

Arco del Ciurlo

Il suggestivo arco permette all'acquedotto Paolo di scavalcare un piccolo affluente del fosso di Boccalupo.

Arco del Ciurlo
"Ciurlo" è il nome con cui l'arco è indicato dagli anziani di Pisciarelli.

Pianta del Condotto dell'Acqua Paola alle sue sorgenti (particolare)

Come arrivare.
L'arco del Ciurlo si trova al confine meridionale della proprietà di Borgo Paola, sulla sponda destra del fosso di Boccalupo. Nei mesi di secca può essere raggiunto guadando il fosso di Boccalupo (le cui sponde, in questo punto, sono facilmente praticabili) e risalendo per breve tratto il piccolo affluente.
In alternativa si può cercare, nascosto tra la vegetazione, un piccolo ponte di cemento che attraversa il fosso di Boccalupo pochi metri più a valle: giunti sull'altra sponda sarà facile individuare l'arco del Ciurlo, che è posto sul bordo destro della piccola radura.

Arco del Ciurlo
Carica le coordinate GPS sul tuo smartphone:

GPS



Tappa precedente: sfiatatore dell'Acqua Paola.
Tappa successiva:  cascatelle di Pisciarelli.

"Antica Pisciarelli" 9: lo "sfiatatore" dell'Acquedotto Paolo

Lo "sfiatatore" dell'Acquedotto Paolo, dodicesima tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".
Sfiatatore dell'acquedotto Paolo
Gli acquedotti antichi, lungo i tratti ipogei, avevano bisogno di punti di areazione, per l'ossigenazione dell'acqua: gli sfiatatoi. Questi manufatti, dalla forma spesso ogivale, e completamente chiusi (l'areazione avveniva per traspirazione della calce), assolvevano al duplice scopo di areatori e di punti di segnalazione del percorso dell'acquedotto.
Lungo la via comunale in terra battuta che costeggia il fosso di Boccalupo è possibile scorgerne un bell'esemplare, ricoperto di muschio e edera.


Come arrivare.
Da Pisciarelli. Percorrere la strada comunale in terra battuta (che nasce dalla via Olmata Tre Cancelli dopo aver superato il fosso di Boccalupo) fino ad una salita lunga ma di modesta pendenza, iniziata la quale, sulla destra, si apre un sentiero in discesa: prenderlo. Al termine della discesa seguire la strada verso sinistra: inizierete a costeggiare il fosso di Boccalupo. Proseguire facendo attenzione, sulla sinistra, all'apparizione dello sfiatatore: il manufatto giace in prossimità del bordo della strada, ma può essere nascosto dalla vegetazione.
Da S. Liberato. Partendo dall'arco di grotta Renara proseguire lungo la strada in terra battuta che costeggia il fosso di Boccalupo, in direzione contraria al corso delle acque. Il manufatto apparirà sul ciglio destro della strada, dopo che una scarpata piena di vegetazione avrà sostituito la parete di arenaria.
Da Borgo Paola. I clienti di Borgo Paola godono di un accesso privilegiato: superato il ponte del Pettinicchio, al quale si accede direttamente dal confine della proprietà, basterà percorrere il breve sentiero che porta alla strada comunale in terra battuta, quindi svoltare a sinistra e percorrere altro metro, scrutando il lato destro della strada.


Tappa precedente: bottino delle 25 vene
Tappa successiva: arco del Ciurlo

"Antica Pisciarelli" 3: il bottino del Belluccio

Nel bottino del Belluccio, terza tappe del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli", nasce l'acquedotto Paolo: si tratta, infatti, del punto di raccolta delle acque più occidentale dell'intero struttura.

Bottino del Belluccio
Il manufatto è visitato dal Nibby nella famosa escursione del 1825 in compagnia di Giacomo Palazzi, "architetto insigne per merito, e per modestia", volta a "rintracciare sui luoghi le sorgenti delle acque che anticamente venivano a Roma".

Particolare di una mappa del XVIII sec.

Il bottino del Belluccio capta le sorgenti dell'Acqua Praecilia, famosissima ed apprezzata per i suoi effetti benefici  fin dall'epoca romana. Con la costruzione dell'Acquedotto Paolo una porzione delle acque fu resa disponibile in loco con la costruzione del fontanile dell'Acqua Praecilia, tutt'oggi in funzione.

Come arrivare.
Procedendo lungo la strada comunale in terra battuta che nasce sulla via Olmata Tre Cancelli, passato il ponte sul fosso di Boccalupo, si noterà lungo il bordo sinistro del sentiero una radura con un vecchio casale nel mezzo. Procedendo lungo il sentiero per tutto il tratto che costaggia il casale, sulla destra si noterà, ad un certo punto, una modesta scarpata: scendendo con attenzione, a mezza altezza, sulla sinistra, sarà possibile individuare il bottino del Belluccio.


Casale dell'Acqua Praecilia


Tappa precedente: Ferratella
Tappa successiva: Acqua Praecilia

giovedì 18 luglio 2013

"Antica Pisciarelli" 18: il ponte del Pettinicchio

Ponte del Pettinicchio, quindicesima tappa del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".


Il manufatto (inizi del '600), facente parte dell'acquedotto Paolo (che serviva il quartiere di Trastevere a Roma e le fontane di piazza S. Pietro), permetteva ai condotti di superare una prima volta il fosso di Boccalupo.
Il nome, come ci informa il Nibby, deriva dalla forma dell'arco, che ricorda quella "de' pettini, così denominati".

Particolare di una mappa del XVIII sec.

Come arrivare.
Gli ospiti di Borgo Paola godono di un accesso privilegiato, direttamente dal giardino della struttura.
In alternativa è possibile raggiungere il ponte seguendo la strada di terra battuta che collega la zona degli Archi di Boccalupo con S. Liberato, segnata in giallo nei percorsi di archeonatura "Antica Pisciarelli".



Tappa precedente: Fontanile delle due cavole e via Clodia
Tappa successiva: Bottino e fontanile del Micciaro

domenica 14 luglio 2013

"Antica Pisciarelli" 1: gli "Archi di Boccalupo"

Gli Archi di Boccalupo: tappa n. 1 del percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli".


Una delle prime importanti opere volute da Livio I Odescalchi subito dopo acquistato il feudo di Bracciano (1696), fu la realizzazione di un acquedotto, per la cui realizzazione chiamò l'architetto comasco Carlo Buratti.
"L'acquedotto doveva condurre a Bracciano le acque captate dalle copiose sorgenti presenti nel territorio ai confini con Manziana, tra le quali quella del rivo della Fiora. La complessa macchina idraulica riuscì ad addurre ben 500 once d'acqua con condutture che procedono, in alcuni tratti, sotterranee, e in corrispondenza di due vallate, su mastodontici ponti in muratura con arcate a tutto sesto che ricordano le analoghe strutture romane. Ancora perfettamente conservate sono le arcate di Boccalupo, dove Buratti progettò un ponte di straordinarie dimensioni, a tre ordini di arcate che nella sovrapposizione assecondano l'andamento del fosso. Il ponte è in pietra, a eccezione degli archivolti delle arcate maggiori costruiti in mattoni. Essendo i primi due ordini aggettanti rispetto al terzo, è ricavato un camminamento".

(fonte: M.G. Pezone, Carlo Buratti. Architettura tardo barocca tra Roma e Napoli, 2008; E. Mariani, L'acquedotto Odescalchi di Bracciano, 2003)

Come arrivare.
Parcheggiate al punto P, quindi, a piedi, attraversate il ponte di cemento che scavalca il fosso di Boccalupo. Sul bordo destro della strada troverete una torre dell'ENEL e alcuni cancelli privati, mentre sulla sinistra, nascosto tra la vegetazione, rinverrete un ponticello di legno: attraversatelo e seguite il sentiero fino agli Archi di Boccalupo.

Gli archi di Boccalupo nel catasto Gregoriano
Utilizzando un lettore di codici QR potete localizzare il sito direttamente nel vostro smartphone, semplicemente mirando la l'obbiettivo della fotocamera sul seguente codice:


Tappa successiva:  la Ferratella

Vivere un'avventura: il percorso di archeonatura "Antica Pisciarelli"

Archeonatura "Antica Pisciarelli"
La contrada di Pisciarelli è un luogo magico, fatto di verde, di acqua e di tante pennellate di storia. Il territorio, che oggi ricade quasi interamente dentro i confini del Parco Naturale Regionale Bracciano - Martignano, è stato abitato e frequentato ininterrottamente fin dalle epoche più remote, ciascuna delle quali ha lasciato delle impronte, che la natura ha provveduto poi a ricoprire. Oggi, grazie ad una serie di percorsi studiati e elaborati dall'Ass. "Contea Pisciarelli", conosciuti come percorsi di archeonatura Antica Pisciarelli, è possibile riscoprire quelle testimonianze del passato, e apprezzarle nell'abbraccio geloso della natura
.

E' consigliabile avventurarsi lungo il percorso Antica Pisciarelli con MTB o in sella ad un cavallo, poiché a piedi richiede non meno di 4 ore (in questo caso sarà opportuno limitarsi ai P10 e P11 e destinare la visita ai P12 e P13 partendo da P14). Per chi avesse necessità di raggiungere il percorso in automobile, al punto P troverà lo spazio per posteggiare.

La difficoltà del percorso varia con le stagioni (in estate la vegetazione può costituire un impedimento alla visita di alcuni dei punti), ma è sempre necessario abbigliamento e attrezzatura adeguati: scarponi da trekking, pantaloni lunghi, riserva di acqua, mappa, bastone e telefono cellulare (c'è sempre campo).

Se si vuole disporre di una guida storico-archeologica potete rivolgervi ad uno dei nostri soci: l'agriturismo La Gismonda.

Segue la guida dettagliata dei punti di interesse:

6 - Sepolcro romano
7 - Cisterna romana delle Colonnacce
8 - Via Clodia
9 - Acquedotto Traiano
10 - Via Clodia
15 - Cascatelle di Pisciarelli
18 - Fontanile delle due cavole e Via Clodia

E se cerchi una guida clicca qui