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venerdì 6 settembre 2013

Claudio fecit sopra il lac di Bracciano

Claude Gellée (1600-1682), meglio noto come Claude Lorrain è stato un pittore francese molto attivo a Roma: oggi è considerato il maestro del genere paesaggio ideale.

Claude Lorrain, Vista del lago di Bracciano

Una sua opera minore, oggi conservata allo Sterling & Francine Clark Art Institute, è il disegno intitolato Vista del lago di Bracciano, che l'autore ha firmato apponendovi la scritta "Claudio fecit sopra il lac di Bracciano".

Valudando criticamente l'opera,  R.R. Tatlock osserva:
In the Claude drawing of the Lake of Bracciano the charm of the pattern insists itself upon us at once, but presently we become aware of a more complicated system of structural composition in the realisation of the shrubs and grasses in the foreground with the beautifully conceived row of darker trees beyond; at first sight words like charming, slight, effective, delicate, come to mind; one feels that the fluent pencil of the artist in tracing the contours of the scene, had written down "this thing is perfect". It is only after an interval, however brief, that one associates the thought of structure, of depth, of power and of greatness with the drawing - as apart, of course, from the subject depicted, which may easily have any of these qualities. An amusing study of this interesting drawing can be made by a comparison with a photograph of the exact scene wich happens to exist in Sante Bargellini, Etruria Meridionale, which demonstrates very beautifully how Claude interpreted his subject and based his design upon the great V-shaped contour of the hills and the little V-shaped arrangement of the foreground and the third and still smaller V-shaped line of the lake bank connecting these two main masses. This was his favourite, almost his invariable starting point when sketching, though no doubt the evident haste with which the drawing was made - which probably accounts for the slighly perfunctory and mechanical treatment of some of the ridges of the hills, enables one to note the characteristic with less of an effort than usual. It is noticeable that in this, as in almost every work of Claude, even those including figures, a stillness reigns over all; nothing ever moves; no tree so much as stirs. This is a characteristic of much French art, both that of the distant past and of our own day.
[da: R.R. Tatlock, Poussin and Claude, in 'The Burlington Magazine for Connoisseurs, v. 38, n. 214, 1921, pp. 2-9]

lunedì 2 settembre 2013

I laghi del Ducato di Bracciano

Nel complesso vulcanico dei monti Sabatini si conservano, oggi, tre laghi di diversa grandezza: di Bracciano, di Martignano e di Monterosi.
In passato, tuttavia, il territorio era ancora più ricco di specchi d'acqua, tanto da essere ribattezzata dal poeta latino Silio Italiaco (I sec. d.C.) Sabatia Stagna, mentre per l'età feudale si ricorda la presenza di cinque laghi d'acqua viva, ed altre zone paludose.

Mappa del ducato di Bracciano di Jacomo Oddi (partim)
I laghi che oggi non esistono più, tutti prosciugati tra il XVIII e il XIX sec., erano: Stracciacappe, Baccano, Lagusiello e Lagomorto. Oltre a questi laghi veri e propri esistevano anche delle zone paludose come Polline e Prato Capanna.

Laghi non più esistenti: 1. Lagusiello; 2. Stracciacappe; 3. Baccano; 4. Lagomorto

1. Lagusiello
Il Lagusiello, o Lagoscello era un piccolo lago esistente alle spalle del paese di Trevignano, formatosi per riempimento del cono di una delle bocche del vulcano Sabatino. E' stato prosciugano alla fine del XVIII dall'allora duca di Trevignano Domenico Grillo per ridurre il suo letto a coltura. Il sito, che pggi è considerato monumento naturale, merita una visita, perché al suo interno si percepisce, contemporaneamente, la suggestione di camminare sul fondale di un lago e nella bocca di un vulcano.

L'alveo del Lagusiello
Padre Bondi da Fiumalbo ci ha lasciato un'interessante memoria del Lagusiello:
Non riuscì tanto difficile il suo prosciugamento, poiché rinvenuto l'ingresso del cunicolo, che già erasi scavato anticamente, per ottenere un eguale intento, o piuttosto in tempo che si costruiva il Trajano, a cui è di assai superiore, sulla fiducia che l'originale di quel piccolo lago derivasse da sorgenti perenni per poi riunirle all'acquedotto medesimo; se pure non fosse ciò eseguito ancora sotto Paolo V Borghese, quando fu posto mano al famoso ristauro dello stesso Trajano, non riuscì dissi tanto difficile quel lavoro, perché riconosciuto perfettamente l'antico andamento di quel cunicolo, che dai Trevignanesi era detto, come lo è pur ora il Lucernajo o Sboccatore del Lagoscello. L'acqua ivi esistente, e non più alta di circa due canne incominciava a scorrere mediante l'abbassamente, che i veniva facendo all'imboccatura, e che ridotto sino al piano dove posavano le acque fu perfettamente ridotto a nuova coltura, la quale tuttavia si conserva mediante la fossa di circonvallazione, ed altre inferiori, che sboccano nella forma più larga, ossia maestra, situata nel mezzo per richiamare lo scolo degli adiacenti colli, che vanno a versar l'acqua piovana in quella gran conca o bacino. Sebbene la spesa impiegata nel prosciugamento suddetto portasse qualche somma e non piccola, fu però questa doppiamente compensata con immense some di ottime Tinche, che vi furono raccolte, e che diedere l'essere alla persona a cui il prefato Sig. Duca avea tutta affidata quell'operazione, e concessa del pari gratuitamente, qualunque fosse stata la quantità del pesce che si sarebbe rinvenuto, oltre il godimento per quattro anni del terreno, senza pagarne imposta alcuna.

2. Stracciacappe
Noto anticamente con il toponimo prediale di lacus Papyrianus (diventato Paparanus nel X sec.) il lago di Stracciacappe deve il suo attuale nome alla presenza, sulla sponda settentrionale, della torre di Stirpa Cappe (XII sec.), il cui nome si è successivamente corrotto in Stracciacappe.


L'alveo del lago di Stracciacappe
La torre, unico elemento architettonico conservatosi del castellare e borgo di Stirpe Cappe, si erigeva in posizione strategica per controllare il transito sulla via Cassia. La vita del piccolo feudo è breve: nella seconda metà del Trecento fu abbandonato dalla popolazione e si ridusse a semplice tenuta. Nel 1604 viene acquistata dal duca di Bracciano, che la rivende ai Giustiniani nel secolo successivo: in tutti questi passaggi il lago segue il destino del feudo, di cui era pertinenza.

Il lago aveva un diametro di circa 1.200 m, e, essando privo di sorgenti e affluenti, era di modesta profondità (che variava durante l'anno, in base alle piogge): nonostante ciò risulta che le sue acque fossero molto pescose.

Nel 1828 papa Leone XII, per meglio alimentare le mole a grano del Gianicolo, spinte dalla forza idraulica incondottata a Roma attraverso l'Acquedotto Paolo, le quali, durante la stagione estiva, non ricevevano sufficiente energia, pensò di ricorrere alle acque dei laghi di Martignano e Stracciacappe. Furono così costruiti una serie di condotti che rovesciavano le acque del lago di Stracciacappe in quello di Martignano, e da quest'ultimo direttamente nell'acquedotto paolino: il risultato fu quello di abbassare la profondità di entrambi, riducendo il minore ad una palude, che fu poi, nel corso del secolo seguente, completamente prosciugata.

3. Baccano
Il lago di Baccano è stato il primo dei laghi del territorio ad essere stato prosciugato, nel 1715, per iniziativa del principe Augusto Chigi. Il prosciugamento avvenne per mezzo di un "fosso profondo", noto con il nome di "Varca" o "Valca", che
attraversando la strada maestra detta la Via Cassia presso Baccano suddetto, dopo un corso di circa venti miglia si scarica nel Tevere vicino a Prima Porta.
Pianta del lago di Baccano fatta elevare dal principe Agostino Chigi
Il lago era sicuramente esistente già in età romana, come dimostra il percorso dell'antica via Cassia, che, pur correndo rettilineo fino alla località di Baccano, qui compieva una traiettoria parabolica, necessaria per superare l'ostacolo d'acqua: ancora nel '700, benché impaludato, lo specchio d'acqua continuava a costeggiare la strada romana.

4. Lagomorto


L'alveo del Lagomorto
Lago Morto, il più piccolo tra i laghi scomparsi, occupava uno dei crateri del vulcano Sabatino, sito nell'attuale frazione di Vigna di Valle. Il nome suggerisce che il lago fosse poco profondo ("morto", nella toponomastica, è un aggettivo spesso associato a zone paludose) e che, specie nella stagione secca, tendesse a scomparire. Con Lago morto si indicava anche una delle contrade del territorio di Bracciano soggette alla rotazione agraria della quarteria, che dalla presenza dello specchio d'acqua prendeva il nome.

Lago Morto in una vecchia carta IGM di inizio XX sec. (partim)
Il lago si trovava ai margini del territorio di Bracciano, verso anguillara, adiacente alla vecchia strada romana che portava a Roma: il Lago Morto era il primo elemento topografico che appariva ai viaggiatori provenienti da Roma, lasciata l'osteria delle Crocicchie, e segnalava l'ingresso nel territorio di Bracciano. A seconda delle epoche e delle stagioni il Lago Morto, che i viaggiatori incontravano, all'improvviso, sulla sinistra del loro percorso, si presentava di volta in volta come un lago, una palude ("a small pestilential lake"), un "piccolo cratere", un "piccolo prato così verde di rigogliosa erba" o un campo messo a coltura. Qui, il 16 giugno 1669, i rappresentanti della Comunità di Bracciano incontrarono le prime monache del convento della Visitazione:
le venerabili madri... furono ricevute con gentili parole e accolte in un luogo detto in volgare Lago Morto da venti cittadini di illustre famiglia esquestre

Il Lago Morto in una mappa del 1857 (partim)
Nel tempo il Lago Morto è stato prosciugato dall'uomo, per mezzo del fosso di Pratolungo, che era un naturale estuario del lago: trasformato in lavoreccio (ovvero in campo non recintato soggetto alla semina in turno di quarteria e alle servitù di pascolo) è segnato in catasto, con il nome di Le Sessanta rubbia, a favore del duca di Bracciano (che possedeva il lago). Il fondo, che, come dice il nome, misurava 60 rubbia (per la precisione 56, pari a circa 83 ha) era la più estesa dell'intero territorio.

La mansio Ad Novas segnata nella Tabula Peutingeriana

Nei pressi del Lago Morto, in età romana, sorgeva una mansio che la Tabula Peutingeriana riporta con il nome di Ad Novas: alcuni resti romani di pertinenza dell'antica stazione di sosta della via Clodia giacciono in prossimità di quella che era la sponda occidentale del lago.

Coordinate GPS per raggiungere i resti romani di Lagomorto

martedì 13 agosto 2013

Vicarello, frazione di Bracciano: un interessante borgo che fu un tempo tenuta imperiale

A 7 km da Bracciano, lungo la sponda settentrionale del lago, si arrampica su una collina il grazioso borgo di Vicarello, oggi compreso all'interno del Parco Naturale Regionale di Bracciano e Martignano.
il borgo di Vicarello
L'abbondanza e la qualità delle acque termali che qui sgorgavano hanno determinato che Vicarello fosse frequentato ininterrottamente fin da epoche remote: la località era infatti conosciuta e apprezzata dagli etruschi di età arcaica, come testimoniano le tombe e la stipe votiva ritrovata nell'area,e le monete greche ed etrusche risalenti al VII sec. a. C.
resti delle Acquae Apollinares Novae
In età romana Vicarello appartenne all'imperatore Marco Aurelio ed era noto come Vicus Aurelius. In questa fase vengono costruite le imponenti terme delle Acque Apollinares Novae, nel cui sito furono scoperti, nel 1852, i famosi vasi di Vicarello.
In epoca medioevale Vicarello divenne un castello, feudo della potente famiglia di Vico. Nel 1367 Vicarello risulta diruto e ridotto a semplice tenuta, la cui proprietà, dopo alcuni passaggi di mano tra il Monastero dei SS. Andrea e Gregorio al Celio, la famiglia degli Anguillara, e il Monastero di San Saba, viene stabilmente attribuita a quest'ultimo. Nel 1561 S. Saba e tutti i suoi beni vengono incorporati al S. Spirito in Sassia, e nel 1573 di nuovo scorporati e ceduti al Collegio Germanico, che cedono in enfiteusi Vicarello alla famiglia Orsini di Bracciano. Nel 1692, per un canone non pagato, il Collegio Germanicò rientrò nel pieno possesso di Vicarello, ove, nel 1737, costruì uno stabilmento termale, divenuto noto con il nome di Bagni di Vicarello.
tratto epigeo dell'Acquedotto Paolo presso Vicarello
Ai piedi della collina di Vicarello si conserva tutt'ora un imponente tratto epigeo dell'Acquedotto Paolo.

Come arrivare.
all'acquedotto

al borgo

alle terme
 

giovedì 18 luglio 2013

Rocca Romana

Con i suoi 614 metri e la sua forma aguzza, Rocca Romana è una presenza familiare non solo per chi vive sul lago di Bracciano, ma per molte zone della Campagna romana. Il monte, e le colline vicine, Monte Riccio, Monte Calvi, Poggio del Ceraso furono abitati in epoca protostorica da piccoli gruppi che sfruttarono evidentemente il carattere di fortezza naturale del sito, la presenza di acque sorgive e di numerosa selvaggina.
In età etrusca e soprattutto in età romana numerosi insediamenti agricoli si svilupparono alle sue falde: ad est del monte è ancora possibile vedere i resti di un ponte in opus quadratum.
Sulla sommità, in età medievale, era presente un un castello della famiglia dei Romani dei Venturini, da cui prese il nome il monte. I Romani dei Venturini erano imparentati con gli Orsini.
Nel medioevo nacque una disputa tra gli abitanti di Sutri e quelli di Trevignano per i diritti di legnatico: l'intervento mediatore del cardinale Guido Ascanio Sforza, nel 1551, permise di giungere ad un accordo, fissando i rispettivi confini. «Per tale felice avvenimento - scrive Paolo Bondi da Fiumalbo - fu fabbricata a spese comuni sul confineuna piccola cappella sotto il titolo della Madonna Santissima della Concordia, della quale si scorgono tuttora le vestigia, colla proibizione in perpetuo che né l'uno né l'altro Comune potesse innalzare di nuovo sulla cima di quel monte alcuna benché piccola fabbrica».
Agli inizi dell'800 la cima del monte fu meta di un'escursione di Antonio Nibby, che la descrisse come «quasi impenetrabile» e «covo presunto di numerosi briganti».



sabato 13 luglio 2013

Il prof. Barlocci e il Lago di Bracciano

Un tributo al lago di Bracciano, che viene da lontano...

Lago di Bracciano
Fra tutt'i laghi vulcanici, da' quali è in gran parte ricoperto il suolo Romano, il Sabatino volgarmente detto di Anguillara, e di Bracciano, è uno dei più vasti, e dei più interessanti a conoscersi dal Fisico naturalista. I paesi di Bracciano, di Anguillara, e Trevignano, e varj altri piccoli villaggi gli fan corona all'intorno; e si ritorce lungo il suo giro in variati seni, che costeggiati da ubertose valli e da ridenti colline, ne rendono pittoresco l'aspetto, e dilettevole il soggiorno.

Lago di Bracciano, sponda di Vicarello

La fonte è: Saverio Barlocci, Ricerche fisico-chimiche sul lago Sabatino: sulle sorgenti di acque minerali che scaturiscono ne' suoi contorni e principalmente sulle acque termali di Vicarello, Roma, tip. dell'Ospizio Apostolico presso Pietro Aurelj, 1843.

Il volume integrale è stato digitalizzato e messo a disposizione gratuitamente dalla nostra associazione per la consultazione e il download a questo indirizzo.